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Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali


SIAMO IN ATTESA CHE IL MINISTERO PUBBLICHI IL BANDO DEL CONCORSO PER L'AMMISSIONE AL BIENNIO 2017/2019.

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Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali


La Scuola, nata per assicurare ai laureati in Giurisprudenza una formazione supplementare in vista della partecipazione ai concorsi per l’esercizio delle professioni forensi (magistratura, avvocatura e notariato), vuole oggi offrire un innovativo approccio metodologico che sappia coniugare l’esigenza di potenziamento delle aree tematiche più direttamente oggetto delle prove concorsuali, con quella di offrire strumenti di didattica interattiva, incentrati sullo studio dei casi giurisprudenziali.

Sotto il primo profilo, si è puntato ad una programmazione che – pur rispettosa dei vincoli legislativi relativi alle materie oggetto di studio obbligatorio – privilegia le materie fondamentali intorno alle quali si articolano le prove scritte per l’accesso alle citate professioni legali.

Esse ricevono, nella graduazione degli impegni didattici, una attenzione preponderante, destinata ad integrarsi con gli stimoli e gli approfondimenti relativi alle altre branche giuridiche trattate, che ne costituiscono il più efficace e valido completamento.

Gli specifici argomenti oggetto dell’intervento formativo, piuttosto che costituire una sorta di editio minor dei corsi universitari di base, mirano a focalizzare il dialogo didattico sugli istituti giuridici che presentano caratteri di attualità e problematicità, tali da suscitare l’interesse di dottrina e giurisprudenza e che risultano, pertanto, idonei a costituire una efficace piattaforma per l’esercizio delle elaborazioni degli studenti.

Sotto il secondo profilo, che si interseca proficuamente con le descritte scelte contenutistiche, massimo è lo sforzo per sostituire ad un modello prevalentemente caratterizzato dal susseguirsi di lezioni “frontali”, con la proposizione di saperi e competenze in maniera unidirezionale (dal docente verso i discenti), un nuovo e convinto metodo partecipativo, in cui lo study case sia al centro del processo formativo e il docente abbia il compito, certamente non meno impegnativo rispetto al suo ruolo abituale, di guidare gli studenti nella ricerca degli elementi fondanti la questione giuridica in esame, di stimolarne le riflessioni, di sollecitarne i dubbi e di aiutarli nel collegare ogni aspetto affrontato alle nozioni teoriche già possedute o via via acquisite.

Lo scopo è quello di pervenire a una sorta di “reingegnerizzazione” delle conoscenze, attraverso un percorso ascendente, dal caso pratico (che abbia trovato una sua articolata definizione in provvedimenti giudiziari delle corti di merito o di legittimità, ma anche a livello di giurisdizione sovranazionale) alla costruzione di uno schema teorico che ne scandisca i punti essenziali.

Forte è il convincimento che siffatto metodo possa portare, da un lato, all’affinamento delle capacità elaborative degli studenti ai fini dell’inquadramento dei quesiti concorsuali nell’ambito delle aree e macroaree teoriche più appropriate e, dall’altro, allo sviluppo delle abilità nella pratica delle professioni forensi.

In tale direzione si muovono anche tutte le iniziative che la Scuola offre agli studenti, volte a consentire, pur sempre nell’ambito di un sorvegliato percorso didattico, una rapporto ravvicinato con le realtà professionali.

A questo proposito la Scuola ha stipulato convenzioni con diverse istituzioni. Tra queste, il Consiglio di Stato, la Direzione Nazionale Antimafia, la Procura Generale presso la Corte di Appello di Roma, i Tribunali di Rieti, Civitavecchia, Viterbo.

Sono ammessi alla Scuola i laureati in giurisprudenza in Italia o possessori di analogo titolo accademico conseguito all’estero e preventivamente riconosciuto equipollente dalle autorità accademiche. La frequenza è obbligatoria.